Ciò che non comprendiamo, ci spinge a voler capire

Egli aveva sortito da natura uno spirito troppo grande per essere un seduttore dei soliti. Spesso tendeva a qualcosa di affatto ricercato: per esempio un saluto e nulla più, perchè il saluto era ciò che da quella signora poteva avere di meglio.

dal libro “Diario di un seduttore”
di S.A. Kierkegaard
Annunci

8 thoughts on “Ciò che non comprendiamo, ci spinge a voler capire

  1. Così, avulso dal contesto, il brano è di aperta interpretazione. Non conosco l’opera, non l’ho letta. In queste condizioni, mi si aprono almeno due vie interpretative.
    La prima, più romantica: la fase forse più bella del corteggiamento e dell’infatuazione sta proprio nel primo scambio di sguardi, nelle prime immaginazioni e prefigurazioni, nelle prime fuggenti conferme; col rischio implicito e calcolato che non si tratti d’altro che di un’illusione. Ma l’illusione non costa nulla e riguarda solo il diretto interessato. Il saluto, tuttavia, arriva. E tanto, a quanto pare, può bastare. Un approccio alla cosa che, personalmente, sento di aver condiviso e di condividere tutt’ora.
    Seconda interpretazione. La cinica, disillusa. Basata sulla sentenza finale (rileggendo, mi diventa quasi disperata). Quella “signora” non può dare di meglio di quel primo saluto. In altre parole: una conoscenza più approfondita porta alla disillusione e alla rottura di qualsiasi incanto. Si tolgono i veli e si conoscono la spigolosa realtà caratteriale, le divergenza di gusti e intenzioni, le oscillazioni intenzionali e umorali, si compila l’elenco dei difetti… Insomma: perché andare oltre? Perché rovinare tutto?
    In fondo, volendo ben vedere, i due approcci interpretativi portano comunque allo stesso convincimento. L’amore, la bellezza e l’eccitamento dell’infatuazione, restano un ideale. Una proiezione sull’altro di un sentimento e un bisogno interiori.
    Il vero seduttore, quindi, sembra dirci il filosofo, è colui che riesce a ispirarsi, a non ferirsi, trattenendosi sulla soglia, prendendo e godendo di quanto la dura realtà delle cose riesce comunque a elargirgli. E’ colui che riesce a approfittarne e, per farlo, utilizza l’arma del controllo, del contenimento. Così facendo, al tempo stesso si tutela. Tutela, non tanto il proprio cuore, quanto, mi vien da dire, il proprio senso estetico del bello. Egli non va in cerca di risultati eclatanti, non sfonda barriere, bensì preferisce “accontentarsi” di qualcosa di “affatto ricercato”, come un semplice, primo saluto.
    Egli non è, voglio credere, un semplice illuso sognatore. Anzi. Egli è un uomo esperto e navigato. Le pareti del suo cuore sono robuste, conosce la vita, fin troppo bene. E’ un seduttore. Il vero seduttore. Colui che interpreta l’approccio all’altro, allo sconosciuto, in vero ben noto, con arte, esperienza, maestria.
    Tuttavia, se avevamo in mente l’idea di un “seduttore” cinico, privo di sentimento, che passa da un letto all’altro, fregiandosi di trofei e conquiste, qui siamo di fronte all’esatto opposto. Il seduttore agisce in nome del sentimento, del quale è custode giudizioso. Perché, in fondo, il primo che deve sedurre è se stesso.

    Liked by 1 persona

  2. All’ennesima rilettura. Mi si dipana. “… spirito troppo grande per essere un seduttore dei soliti…”. Semplicemente: egli conosce se stesso, il proprio gusto, le proprie aspirazioni. Laddove potrebbe riscuotere maggior consenso e adesione da parte dell’interessata, si ferma sulla soglia, al semplice saluto. Non ci si mette nemmeno. La chiusura “quanto da quella signora poteva avere di meglio” è abbastanza cruda, ma non snob.
    Ho pensato a un odioso senso classista e di superiorità intellettuale. Poi, ho riletto ancora e mi sono ricreduto. Pura consapevolezza. Niente più. Il resto sono giri di parole e (mie) distorsioni.
    Promosso.

    Liked by 1 persona

  3. Kierkegaard. Ho un aneddoto su di lui.
    Esame di maturità.
    Max fu mio compagno di banco per anni, e su sua esplicita richiesta presenziai al suo orale sedendomi dietro di lui, a circa 5 metri di distanza. Lui, rimandato 4 anni su 4, trema come una foglia. Scelse di portare ‘Filosofia’ non si sa per quale motivo.
    La prof gli chiede: parlami di Kierkegaard.
    Lui, in preda al panico, si gira verso di me (ripeto: orale di maturità) e mi chiede a voce abbastanza alta affinché lo capissi: “Ma chi cazzo è Kierkegaard?”.

    Venne promosso per pietà con un rotondo 36/60.

    Ciao

    K!

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...